martedì 19 novembre 2013

PILLOLE DAL PASSATO : STAN SMITH

Nato a Pasadena il 4 dicembre del 1946, Stanley Roger Smith era un omone di circa un metro e 93 centimetri. Oggi il suo nome viene purtroppo associato quasi esclusivamente alle mitiche calzature dell’Adidas o, in misura minore, al personaggio del cartone animato “American Dad” che porta il suo nome, ma Stan è stato uno straordinario campione. Dopo un’eccellente e proficua attività a livello giovanile ed universitario, iniziò a mietere successi nel circuito professionistico sul quale fu attivissimo nel corso degli anni ’70 e dei primi anni ’80. Nel 1970, dopo una brillante stagione, vinse a Tokyo il primo Masters di fine anno e l’anno dopo, insieme ad altri importanti tornei, conquistò il suo primo titolo del Grande Slam, sconfiggendo sull’erba di Forest Hills (dove si dipsutavano gli US Open) il cecoslovacco Jan Kodes, dopo che, qualche mese prima, aveva ceduto in finale a Wimbledon contro John Newcombe (in 5 combattutissimi set). Fu considerato n°1 del mondo nel 1972, l’anno precedente all’introduzione del ranking ATP computerizzato, in seguito ad una stagione di grande spessore che lo vide conquistare il suo primo ed unico titolo a Wimbledon, dopo un’avvincente finale contro Ilie Nastase, oltre a otto titoli del circuito Grand Prix; in quell’anno fu anche protagonista della vittoria in Coppa Davis del team americano (già conquistata l’anno precedente, sempre da protagonista), mostrando una eccezionale solidità mentale soprattutto nella finale di Bucarest, dove resistette a provocazioni di ogni sorta e vinse i suoi due singolari ed il doppio. Dal 1973, pur non vincendo altri titoli Slam e risentendo della spietata concorrenza delle “nuove leve”, rimase ancora molto competitivo e portò avanti una splendida carriera sino al ritiro avvenuto alle soglie dei 40 anni, con 36 successi totali su 55 finali disputate. Ricordato per un tennis brillante ed offensivo e per delle eccellenti qualità atletiche, Smith era anche uno dei più meravigliosi gentiluomini che la storia del nostro sport ricordi. Lui e Ilie Nastase, rivali in campo e fuori, erano proprio il Diavolo e l’Acquasanta. Eccellente doppista, prevalentemente coi connazionali Erik Van Dillen e Bob Lutz, giocò 13 finali in tornei dello Slam, vincendone però solo 5 (US Open 1968, Australian Open 1970, ancora US Open nel 1974, 1978 e 1980), oltre ad ulteriori 49 titoli. In Italia viene ricordato anche per aver sancito la conquista della Coppa Davis 1979 nella finale a senso unico di San Francisco contro l’Italia sconfiggendo, in coppia con Bob Lutz, i nostri Panatta e Bertolucci (match trasmesso da Supertennis). Sposato con una buona ex-tennista americana dei primi anni ‘70, Marjory Gengler, nel suo dopo-tennis ha svolto alcune attività di coaching, occupandosi anche della sua Academy con sede a Hilton Head.

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