mercoledì 27 novembre 2013

PILLOLE DAL PASSATO : TOMAS SMID






Alcuni giocatori hanno rivestito in passato il ruolo di “pietra di paragone”, uno di quelli che pur non essendo dei campioni, rappresentano comunque un test valido, perché “non si battevano da soli” e difficilmente perdevano con avversari più deboli. Il cecoslovacco Smid era probabilmente uno di questi giocatori. Classe 1956, fu molto attivo nel corso degli anni '70 e '80, sino ad arrivare all'inizio degli anni '90. Apparteneva alla categoria degli stakanovisti, essendo uno che giocava, fra singolare e doppio, un elevatissimo numero di match all'anno. Raggiunse l'11° posto mondiale conquistando 7 titoli ATP su 17 finali (Sarasota 1978, Stoccarda 1979, Stoccarda indoor e Bologna 1980, Monaco e Hilversum 1983, Ginevra 1985), a cui vanno aggiunti i due titoli WCT, che offrivano un primo premio di ben centomila dollari, di Città del Messico e Cap d'Adge nel 1982. Due volte nei quarti di finale di tornei dello Slam (Australian Open 1983 e Wimbledon 1984), partecipò anche al Masters dal 1983 al 1985, quando si giocava con la formula ad eliminazione diretta con un tabellone di 12 giocatori e ad alcune edizioni delle WCT Finals di Dallas. 

Lo ricordiamo protagonista del successo cecoslovacco in Coppa Davis nel 1980, quando insieme a Lendl conquistò l'insalatiera d'argento nella contestata finale di Praga contro l'Italia, macchiata da clamorosi errori arbitrali. Smid batté Panatta nella prima giornata (rimontando due set di svantaggio) e, in coppia con Lendl si aggiudicò il doppio, chiudendo il discorso. Proprio il doppio fu forse la vera specialità di Smid il quale, con vari compagni, conquistò ben 54 titoli, giungendo sino alla prima posizione mondiale. Nel suo palmares anche un titolo al agli US Open 1984 ed uno al Roland Garros 1986, entrambi con l'australiano John Fitzgerald ed il Masters del 1987, insieme a Gattone Mecir. In Italia è ricordato, oltre che per la menzionata finale di Davis e per numerosi match (spesso piuttosto polemici) giocati coi nostri giocatori, anche per aver ricoperto, senza troppo successo, il ruolo di (non amatissimo) direttore tecnico per la nostra federazione.

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