lunedì 25 novembre 2013

PILLOLE DAL PASSATO : TOM OKKER



Splendido giocatore nel corso degli anni '60 e '70 fu il grande olandese, di origine ebraica, Tom Okker, appartenente al club dei più forti giocatori non capaci di vincere un torneo dello Slam. Classe 1944 ebbe comunque una carriera lunga e ricchissima di soddisfazioni e viene ricordato come uno dei tennisti più piacevoli della sua epoca. Dotato di un notevole gioco d'attacco, che gli permise di ottenere anche straordinari risultati nel doppio, Okker aveva anche un ottimo gioco da fondo, con dei fondamentali solidi ed efficaci: sua peculiarità era l'incredibile velocità in campo, che gli valse il soprannome di “Olandese Volante”. 
Nel 1964 vinse il suo primo titolo, sull'erba inglese di Dinas Powis (sul gallese Battrick), per poi emergere definitivamente nel 1965 con i successi di Manchester (su Taylor) e Melbourne (su Fletcher) e la finale di Hilversum, e nel 1966 con il successo di Bruxelles e gli ottavi di Wimbledon e Parigi. Nel 1967 era ormai a ridosso dei grandi nomi e mise a segno alcune vittorie di prestigio, come quelle di Parigi indoor (su Kodes), di Bristol (su Drysdale), di Bruxelles (su J.Moore) e di East London (su Cox), oltre alle finali di Mamaia, Porto Alegre, Rio e La Rasante; di rilievo anche i quarti al Roland Garros. Prima ed ultima finale Slam fu quella giocata a Forest Hills nel 1968, quando Okker, in una bellissima finale, si arrese al quinto set ad Arthur Ashe. In quel 1968, peraltro, era stimato come uno dei più forti giocatori del mondo, come mostra il suo splendido palmares: successi agli Internazionali d'Italia di Roma (su Hewitt), a Kingston (su Orantes), a Barranquilla (su Riessen), a Johannesbourg (ancora su Riessen), a Dublino (sul redivivo Hoad) e finali a Bloemfontain, Curacao, Berlino, Lugano, Gstaad ed al Queen's (match con Graebner che non fu mai completato per pioggia). Di altissimo profilo pure il 1969 con i titoli di Montecarlo (su Newcombe), Bruxelles (su Franulovic), Amsterdam (su Gimeno), Milawaukee (su Riessen), Hilversum (su Taylor), Newport (su Ralston) e Parigi indoor (su Buchholz), le finali di Gstaad, Amburgo e Tucson, la semifinale del Roland Garros (persa con Rod Laver) ed i quarti a Wimbledon. 
Dopo l'ottimo 1970, culminato coi successi di Atlanta (su Ralston), Bruxelles e Amburgo (su Nastase), Leicester ed Hilversum (su Taylor), decise di aderire al ricco circuito del WCT, creato dal miliardario texano Lamar Hunt. Due i successi WCT nel 1971, a Louisville (su Drysdale) e Quebec City (su Laver), con due finali a Toronto e Vancouver; nel circuito Grand Prix da segnalare invece le finali di Montecarlo e Gstaad e la semifinale agli Australian Open. Ormai stabilmente fra i primi 10 del mondo, Okker confermò il suo ruolo nel 1972, col successo al WCT Chicago (su Ashe) e le finali di Boston, Rotterdam e Stoccolma e soprattutto con un grandioso 1973, che lo portò all'inizio dell'anno seguente ad essere il terzo giocatore del mondo, secondo il neonato ranking ATP. Il 1973 lo vide infatti fare centro a Washington WCT (su Ashe), Hilversum (su Gimeno), Montreal (su Orantes), Seattle (su Alexander), Chicago (su Newcombe), Madrid (su J.Filliol), Londra indoor (su Nastase) e giungere in finale a Washington D.C., Los Angeles ed al Masters di fine anno, tenutosi a Boston e perso con Nastase. Al Roland Garros, lo ricordiamo sconfitto nei quarti da Adriano Panatta. Il WCT di Toronto e il torneo di Rotterdam (su Nastase e Gorman) e le finali di Boston, Washington WCT e Stoccolma furono i migliori risultati del 1974. Ancora eccellente il 1975, coi successi di Nottingham (su Roche) e Parigi indoor (su Ashe), le finali di Rotterdam, Johannesbourg e Stoccolma, le semifinali di Richmond e Bologna ed i quarti a Wimbledon.
Nel 1976 ebbe inizio il suo declino: in una stagione senza squilli (ottenne solo alcune semifinali), l'olandese, 32enne, uscì definitivamente dai primi 10 del mondo, chiudendo la stagione al 23°posto. Negli anni seguenti si mantenne costantemente fra i primi 40/50 giocatori, mettendo a segno alcune “zampate” di grande prestigio: ricordiamo il successo nel WCT di Richmond del 1977 (su Gerulaitis) e la piccola “resurrezione” del 1978 quando, dopo una serie di sconfitte nei primi turni centrò una clamorosa semifinale a Wimbledon, l'unica della sua carriera, infilando, fra gli altri, Noah, Vilas e Nastase e cedendo solo a Bjorn Borg. Dopo un'altra finale ad Hilversum, chiuse l'anno vincendo il torneo di Tel Aviv, sull'austriaco Feigl. L'Open d'Israele evidentemente gli portava fortuna perché fu là, nel 1979, che Okker mise a segno l'ultimo successo in carriera, sconfiggendo la promessa (mancata) svedese Per Hjertquist; in quell'anno anche i quarti a Wimbledon. Continuò ancora per qualche stagione, dedicandosi principalmente al doppio, ed appendendo la racchetta al chiodo alla fine del 1981.
Abbiamo citato il doppio per ricordare come Okker fu uno dei più straordinari interpreti di quei tempi, capace di conquistare un'ottantina di titoli e diventare il primo giocatore del mondo. Giocò con vari compagni, sebbene i “sodalizi” più significativi furono quelli con l'americano Marty Riessen (con cui vinse, tra l'altro, gli US Open 1976), con Arthur Ashe e col polacco Wojtek Fibak. Non giocò spesso con John Newcombe, col quale peraltro vinse il Roland Garros nel 1973.
Dal bellissimo libro “Borg vs.McEnroe” di Malcom Folley (Effepi Edizioni), veniamo a sapere che negli ultimi anni ha diretto una sua galleria d'arte ad Amsterdam: ha inoltre raccontato i suoi due mtach giocati a Wimbledon contro Borg, appunto nella semifinale del 1978 e nei quarti del 1979 e quello perso nel 1980, a fine carriera, con McEnroe. Una aneddoto curioso è il fatto che Okker giocò per la prima volta a Wimbledon nel 1961, nel torneo juniores, e l'ultima volta nel torneo Over 45 del 2004, a 60 anni esatti, saltando solo due edizioni. A quel punto ricevette una lettera dall'organizzazione del torneo, in cui gli si diceva che non sarebbe stato più invitato a giocare “E' normale – disse Okker – gioco contro gente di 45 anni e se continuassi ancora la gente finirebbe per chiamarmi l'Olandese Morente!”.


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