mercoledì 27 novembre 2013

PILLOLE DAL PASSATO (ITALIA) : GIANNI OCLEPPO


Gianni Ocleppo nacque a Canale d'Alba (Cuneo) il 6 aprile del 1957 ed iniziò a giocare a tennis, quasi per caso, durante una vacanza con la famiglia a Noli, in Liguria. Mostrò subito un'ottima attitudine per questo sport, vincendo nel 1972 il campionato nazionale allievi, nel 1973 il campionato italiano di terza categoria e nel 1975 il campionato italiano juniores ed il prestigioso trofeo Bonfiglio; da segnalare nel 1973 anche la finale raggiunta e persa (col francese Casa) all'Orange Bowl under 16. Già da allora si delinearono alcune sue peculiarità: un carattere molto indipendente ed una notevole sicurezza nei propri mezzi. Spesso “scappava” dal Centro Federale di Formia, dove veniva convocato ma dove vigeva la regola della più rigida ”autarchia”, spinto dalla voglia di programmarsi autonomamente, avendo compreso in maniera perfetta i meccanismi che regolavano i computer che stilavano il ranking ATP. Questo fatto, unito ad un atteggiamento spesso un po' guascone, gli attirò qualche antipatia: si racconta per esempio di quando, al Centro di Formia, svegliava nel cuore della notte il malcapitato compagno di camera e, puntandogli contro la luce, domandava “cosa daresti per essere Gianni Ocleppo?”. 

Ben disposto, al contrario di molti suoi connazionali, nei confronti di lunghi viaggi e trasferte, già nel 1978 si segnalò con qualche buon risultato (quarti a Milano, terzo turno agli US Open), ma “esplose” nel 1979 quando, sfruttando i punti abilmente conquistati nei circuiti satellite francese e sudafricano e conquistando i quarti a Roma salì rapidamente nel ranking, conquistando, con un eccellente finale di stagione (semifinali nel torneo indoor di Londra, sconfitto da McEnroe e finale a Bologna, persa con Butch Walts), il suo best ranking di n°31. Dopo una polemica legata alla sua mancata convocazione all'impossibile finale di Davis persa dagli azzurri a San Francisco, si presentò nel 1980 caricò di buoni propositi ma, complici anche alcuni problemi fisici (soprattutto ai piedi) la stagione fu piuttosto deludente: arrivarono tante sconfitte inopinate e, nonostante due finali perse (a Metz con Gene Mayer ed a Bordeaux con Mario Martinez), scivolò nel ranking, uscendo abbondantemente dai primi 50 del mondo. L'inizio del 1981 fu incoraggiante, con l'ottima semifinale conquistata a Milano (sconfitto in un match tirato dal n°1 del mondo Borg) e soprattutto con il primo ed unico successo in un torneo ATP, quello di Linz, in finale sull'australiano Mark Edmondson: ma da allora inanellò una lunghissima serie di sconfitte che, unite a quelle della stagione seguente, lo resero a fine 1982 quasi un “desaparecido”, facendolo precipitare nel ranking ATP, sotto la 200° posizione. 

In realtà i problemi fisici ebbero una componente determinante in questo crollo, ma Ocleppo non si perse d'animo: sfruttando la sua abilità “di calcolo” e la sua disponibilità a spostarsi, iniziò la faticosa risalita. Finì il 1982 giocando la finale nel challenger di Thessaloniki, raggiunse i quarti a Tokyo e vinse il challenger di Benin City, in Nigeria. Nel 1983 completò l'opera, tornando fra i primi 40 giocatori del mondo con una serie di buoni risultati e vittorie su avversari di spicco (quali Wilander e Gene Mayer). Finalmente nel 1984 ebbe la sua chance anche in Coppa Davis, dove aveva giocato solo in inutili match a punteggio acquisito, diventando l'”Eroe di Telford”, quando l'Italia sconfisse, grazie soprattutto ai suoi due successi in singolare su Colin Dowdeswell e John Lloyd, la temuta Gran Bretagna. L'anno continuò su discreti livelli, senza particolari acuti, ma iniziò a soli 27 anni un evidente declino: tentò un ultimo acuto ancora in Nigeria, vincendo il challenger di Ogun (nel 1985, in finale su Mark Woodforde), ma fu l'ultima zampata di un giocatore che aveva ormai esaurito la propria vena e, forse, perso un po' la voglia di sacrificarsi. Rallentò notevolmente l'attività, limitandosi a qualche sporadica apparizione in doppio e giocò l'ultimo match in singolare venendo travolto da Gunnarsson a Montecarlo (dove da tempo risiede e dove ottenne una wild card) nel 1987, a soli 30 anni.


Nessun commento:

Posta un commento