mercoledì 27 novembre 2013

PILLOLE DAL PASSATO: ION TIRIAC




Conosciamo più o meno tutti le straordinarie qualità di Ion Tiriac come facoltoso, brillante e furbissimo businessman. Ed è anche noto il suo ruolo come “mentore” di alcuni giocatori: Ilie Nastase, naturalmente, ma anche Guillermo Vilas, Boris Becker, Goran Ivanisevic e Marat Safin. Se oggi è considerato da Forbes l'840° uomo più ricco del mondo, il più ricco della Romania, attivo in molteplici settori (bancario, trasporto aereo, assicurativo, automobilistico, etc.), ieri Ion Tiriac era un tennista professionista, spesso squattrinato, che girava il circuito mondiale mentre il suo Paese subiva l'opprimente dittatura di Ceausescu. Gianni Clerici raccontava di come staccasse a morsi i pezzi dei bicchieri, tradendo le sue origini di “giostraio”, di quando lo minacciava fisicamente con la racchetta per un articolo sgradito o ancora di quando tracannava in scioltezza bicchieri su bicchieri di whisky. 
Disse una volta, con la consueta ironia, “sarei stato il miglior giocatore del mondo, se solo avessi saputo giocare a tennis” : la battuta, davvero fantastica, evidenzia il fatto che le qualità tennistiche di Ion non erano certamente di primo livello. Spesso però sopperiva col cuore e con la furbizia, il mestiere, talvolta persino con l'aperta scorrettezza ed antisportività. Ricordiamo cosa disse Stan Smith, grande gentleman del tennis, dopo il match vinto contro di lui a Bucarest, nel corso della finale di Coppa Davis del 1972 (match nel corso del quale Tiriac offrì il peggio di sé: interruzioni, continue contestazioni di chiamate, rimproveri ai giudici di linea, gesti per aizzare la folla..): “Ho sempre rispettato Ion, un giocatore che lotta e non molla mai, ma questo weekend ho perso il rispetto di lui come uomo”. Nonostante ciò ebbe una lunga ed interessante carriera che, verso la fine degli anni '60, lo portò ad essere considerato come uno dei primi dieci giocatori del mondo, in un un'epoca precedente all'introduzione del ranking ATP. 
Classe 1939, sino ad un certo punto era indeciso fra il tennis e l'hockey su ghiaccio, disciplina che praticava con buoni risultati, tanto da aver fatto parte della selezione rumena alle Olimpiadi invernali di Innsbruck del 1964. Optò poi per il tennis, a tempo pieno. Da sempre molto legato al nostro Paese, girava con assiduità i tornei italiani degli anni '60 (all'epoca in Italia si disputava un numero notevolissimo di eventi): fu proprio in quei tornei che portò con sé un ragazzino magro, ma dotato di un enorme talento. Era naturalmente Ilie Natase. Ed in Italia Tiriac colse molti dei suoi più importanti successi: finalista a Catania nel 1966, vinse il torneo casalingo di Mamaia nel 1967 (in finale su Tom Okker), raggiungendo in quell'anno anche le finali di Bratislava e Stoccarda e la semifinale agli Internazionali d'Italia (sconfitto da Martin Mulligan). Ma il suo anno migliore fu, senza ombra di dubbio, il 1968, quando ad un certo punto fu persino stimato come l'ottavo giocatore del mondo: mica male per uno che non sa giocare a tennis! In quell'anno i successi a Ortisei (su Pietrangeli), al Parioli di Roma (su Nastase), a Cannes (su Metreveli) ed a Palermo (su Riessen), le finali di Bastad, Monaco, Catania e Bombay ed il miglior risultato mai ottenuto in un torneo del Grande Slam, i quarti di finale al Roland Garros: a Parigi, fra l'altro, Tiriac si permise di andare avanti per due set a zero contro l'inarrivabile Rod Laver, prima che l'australiano prendesse decisamente il comando delle operazioni. Positivo anche il 1969 con il bis a Palermo (su Nastase) e le finali di Bastad, Reggio Calabria e Roma Parioli. Negli anni seguenti il suo rendimento in singolare calò progressivamente: lo ricordiamo vincere il torneo di Monaco nel 1970 (su Pilic) e quello di Madrid nel 1971 (sul solito Nastase). Iniziò a concentrarsi sul doppio e sulla Coppa Davis: nel doppio ottenne alcuni ottimi risultati, soprattutto la bella doppietta realizzata nel 1970 quando, in coppia con Ilie Nastase, si aggiudicò il torneo di Roma (in finale con Bowrey e Davidson) e quello del Roland Garros (contro Ashe e Pasarell; aveva perso, sempre con Ilie, la finale del 1966). Nel 1975. col consueto fiuto per gli affari, si buttò nella grande giostra del World Team Tennis, il campionato americano intercittà (vedi Nota apposita), diventando il capitano-giocatore dei Boston Lobsters, città nella quali si trasferì, facendo incetta di hamburger e seducendo tante bellezze locali, col suo fascino misterioso e fuori dalle righe. 
In Coppa Davis giocò a lungo, affrontando anche gli azzurri: si ricorda la vittoria a Bucarest nel 1972, dove superò Panatta e vinse con Nastase contro Adriano e Nicola Pietrangeli, al suo ultimo match in Davis, e la sconfitta per 3-2 a Mestre nel 1974, dove, a pezzi, fu schiantato sia da Panatta che da Barazzutti, raccogliendo appena nove games in sei set!! Fu protagonista delle tre finali giocate e perse dalla Romania contro gli U.S.A. nel 1969, 1971 e nel 1972 (in una Nota raccontiamo la terza di quelle finali, giocata a Bucarest). In totale, fra singolare e doppio, 109 match disputati, dal 1959 al 1977, con un saldo di 70 vittorie e 39 sconfitte. Continuò a giocare, soprattutto in doppio, sino alla fine degli anni '70, alle soglie dei 40 anni, facendo in tempo a disputare, e perdere, un'ultima finale Slam nel doppio misto a Parigi (1979, insieme alla connazionale Virginia Ruzici, contro Bob Hewitt e Wendy Turnbull). Quindi, iniziò l'incredibile “secondo capitolo” della sua vita.

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