domenica 1 dicembre 2013

CHI SI RICORDA DI.....NDUKA ODIZOR?



Il nigeriano d'America Nduka Odizor è stato uno dei personaggi più interessanti attivi nel circuito ATP nel corso degli anni '80. Nato in Nigeria, si trasferì a Houston all'età di 15 anni, città dove svolse gli studi universitari (partecipò anche ai Campionati Universitari NCAA) e dove tuttora risiede. Classe 1958, ottenne i primi risultati di rilievo nel 1982, vincendo i challenger di Tokyo e Thessaloniki (contro Ocleppo, da cui perse invece la finale di Benin City) ed andando in semifinale a Newport. Migliore annata fu il 1983, con il best ranking (n°52) e l'unico titolo ATP in carriera, a Taipei (su Scott Davis); inoltre il successo nel challenger casalingo di Benin City, la semifinale a Monterrey e l'eccellente quarto turno a Wimbledon, dove superò anche Vilas e Fleming prima di perdere da Chris Lewis. Negli anni a seguire si assestò fra i primi 100 del mondo: ricordiamo il successo a Benin City 1984 ed a Lagos 1985 (quando arrivò anche al terzo turno agli US Open e in Australia, giocando un bel match con McEnroe a Wimbledon). Successi in challenger casalinghi nel 1986: Lagos 1, Lagos 2 e ancora Benin City. Giocò sino al 1992, perdendo qualche posizione in classifica ed ottenendo sporadici buoni risultati (quarti a Cincinnati '87, successo nel challenger di Kuala Lumpur nel '90). Smise nel 1992: vanta anche 7 titoli in doppio (prevalentemente con l'americano David Dowlen) e successi su Cash, Kriek, Vilas, Hlasek, Taroczy, Forget, Pate, Rusedski ed un 15enne Michael Chang.


PILLOLE DAL PASSATO : JOHN ALEXANDER



Nato il 4 luglio”, l'australiano John Alexander è molto popolare nel nostro Paese. Si tratta di un tennista molto atletico ed elegante, dotato di un ottimo servizio e di un eccellente gioco di serve & volley. Classe 1951, appartenente alla “nidiata” immediatamente successiva a quella dei grandi australiani, John è stato senza dubbio un gradino sotto gli irraggiungibili Immortali, pur costruendosi una carriera di elevatissimo profilo. Lo ricordiamo in particolare protagonista della finale di Coppa Davis persa dall'Italia a Sydney (sua città d'origine) nel 1977, quando sconfisse Barazzutti e, in un match incredibile ed indimenticabile (raccontato tempo fa, nel dettaglio, su questa pagina), anche Adriano Panatta. In Coppa Davis è ricordato come il più giovane giocatore ad aver mai preso parte ad un Challenge Round: accadde nel 1968, quando in coppia con Ray Ruffels perse il doppio contro Stan Smith e Bob Lutz nella sfortunata sfida di Adelaide contro gli USA. 
Protagonista di una eccellente attività a livello juniores, lo ricordiamo vincitore del torneo di Wimbledon nel 1968 (sul francese Jacques Thamin) e finalista l'anno dopo (superato da Byron Bertram), oltre che vincitore di due edizioni consecutive del Trofeo Bonfiglio (1969 e 1970) e degli Australian Open (1970). Già nel 1968 iniziò a disimpegnarsi ottimamente nel circuito mondiale: lo ricordiamo in finale al popolare torneo rumeno di Mamaia (sconfitto da Nastase) e semifinalista a Napoli. Giocatore poliedrico, assolutamente a suo agio su tutte le superfici, Alexander riuscì a spingersi sino all'ottavo posto mondiale ed vincere 7 titoli ATP su ben 21 finali disputate: Forth Worth WCT e Tucson 1975 (su Nastase e Stockton), North Conway 1977 (su Orantes), Louisville 1979 (su Terry Moor), Sydney e Bristol 1982 (su Fitzgerald e Mayotte) e Auckland 1983 (su Russell Simpson). Da ricordare, che la sua carriera è stata pesantemente condizionata da serissimi problemi alla schiena, che lo bloccarono anche per lunghi periodi. 
In carriera sconfisse tanti big: citiamo solo i più importanti, Borg, McEnroe, le leggende australiane Laver, Rosewall e Newcombe, Stan Smith, Ashe, Nastase e Vilas. E' ricordato inoltre come una delle storiche “bestie nere” di Adriano Panatta che, in effetti, contro di lui vinse solo il primo scontro diretto (rimontando due set di svantaggio al Roland Garros del 1970) e perse i successivi sei. Nei tornei dello Slam raggiunse tre volte la semifinale agli Australian Open (nel 1974, battuto da Connors e nelle due edizioni del 1977, superato da Vilas e Gerulaitis) e diverse volte gli ottavi di finale in tutte le altre prove. In Coppa Davis, dopo l'esordio nel 1968, ha giocato a più riprese sino al 1982, collezionando 17 vittorie e 9 sconfitte in singolare e 10 vittorie e 5 sconfitte in doppio: fu avversario degli azzurri non solo nella finale del 1977, ma anche l'anno prima quando nella semifinale di Roma ci rese la vita molto difficile, sconfiggendo sia Panatta che Barazzutti.
Ottimo doppista, non solo in Coppa Davis ma anche nei tornei, giocava prevalentemente col connazionale e amico Phil Dent: ha all'attivo 28 titoli complessivi e due titoli Slam (su 6 finali) sempre in Australia, nel 1975 con Dent e nel 1982 con l'altro connazionale John Fitzgerald. 
In tempi recenti si è dedicato con buon successo all'attività politica.
(disponiamo di tante sue foto: ci piace particolarmente questa scattata durante la finale del torneo di Palermo del 1982, quando perse dal boliviano Mario Martinez).


PILLOLE DAL PASSATO : RAY MOORE





Personaggio di grande spessore nella storia del tennis è senza dubbio il sudafricano Ray Moore oggi affermato manager sportivo e tennistico in particolare (insieme a Charlie Pasarell è una delle menti dietro il Master 1000 di Indian Wells) e membro del Board dell'ATP, di cui fu presidente dal 1983 al 1985. Oggi proviamo a ricordare il Moore tennista, classe 1946, attivissimo nel corso degli anni '60 e '70, famoso per le sue particolarissime acconciature ed anche per la sua attività “politica” nel campo sportivo. 

Iniziamo ad avere sue notizie nel 1967 quando raggiunge la semifinale al torneo di Philadelphia, i quarti a Johannesburg e Bournemouth e gli ottavi a Forest Hills. Importante annata è il 1968 con il successo a Dallas (su Allan Stone), le semifinali a Johannesburg e Port Elisabeth ed il miglior risultato della carriera a Wimbledon, i quarti di finale (dove fu battuto da Graebner). Il più importante successo in carriera lo ottiene nel 1969 vincendo l'Open di Germania a Berlino (su Cliff Drysdale); in quell'anno arriva anche in finale ad Auckland. Gli anni seguenti sono caratterizzati da un'attività agonistica intensissima (giocava, salvo eccezioni, circa 30/35 tornei l'anno), premiata con un best ranking di numero 34: ricordiamo le semifinali a San Francisco e Cleveland nel 1973, a Parigi indoor nel 1975, Auckland, Las Vegas e Washington 1976. Ottima annata il 1977 con le due finali ATP di Düsseldorf e Stoccolma (perse rispettivamente con Fibak e Sandy Mayer), le semifinali di Birmingham e South Orange ed i quarti agli US Open (dove raccoglie solo due game in tre set col futuro campione Guillermo Vilas). Va avanti qualche altro anno, facendo registrare solo qualche sporadico piazzamento e lasciando l'attività nel 1983. Contiamo anche 8 successi nel doppio, ottenuti con differenti compagni.

Da ricordare inoltre la sua partecipazione all'anomalo successo in Coppa Davis del Sudafrica nel 1974, quando alcune nazioni evitarono di giocare contro di loro per protesta verso l'apartheid. L'India non si presentò alla finale e l'ultimo match effettivamente giocato e vinto dai sudafricani fu quello contro l'Italia (Moore sconfisse, abbastanza a sorpresa, Adriano Panatta). Nutrito l'elenco delle vittime illustri di Moore: due volte Borg, Laver, Smith (di cui Ray era l'autentica bestia nera), Emerson, Santana, Gimeno, Pancho Gonzales, Ashe, Roche, Orantes, Vilas, Gerulaitis, Stolle, Tanner, Kodes, Drysdale e Taylor.

PILLOLE DAL PASSATO : PAUL McNAMEE



Abbiamo tante volte ricordato l'australiano Paul McNamee, nostro avversario in alcuni match di Coppa Davis e fortissimo doppista in coppia col connazionale Peter McNamara. Se il suo valore in questa specialità, che gli ha fruttato 4 titoli Slam (due a Wimbledon, 1980 e 1982 e due in Australia, 1979 e 1983), 24 titoli totali ed il primo post nel ranking mondiale, è piuttosto noto, oggi vogliamo ricordare la sua attività come singolarista. Si trattava di un giocatore dotato di un efficace gioco da fondo, basato su un solido rovescio bimane, ma con la capacità di produrre un ottimo serve & volley: queste caratteristiche lo rendevano piuttosto universale, capace di adattarsi bene a tutte le superfici. 

McNamee, classe 1954, iniziò ad emergere in età abbastanza avanzata: solo nel 1979 entrò fra i primi 100 del mondo. Fra i suoi risultati negli anni '70 menzioniamo le semifinali a Bogota e Santiago nel 1978 e la vittoria nel challenger di Guadalajara nel 1979. Ottima stagione fu il 1980, quando si portò intorno al 30esimo posto mondiale: vinse il suo primo titolo ATP a Palm Harbor (in finale su Stan Smith), andò in finale a Palermo (sconfitto da Vilas....la foto risale proprio a quel torneo), in semifinale a Rotterdam e Sydney, nei quarti agli Australian Open e negli ottavi al Roland Garros. Negli anni seguenti si mantenne con una certa costanza fra i primi 50 del mondo, salvo qualche occasionale momento di calo: semifinale a Bristol e Taipei nel 1981, ottimi risultati nel 1982 con il successo nel ricco WCT di Baltimora (su Vilas), quello nel challenger di Bari, la semifinale agli Australian Open (miglior risultato Slam in carriera), le semifinali al WCT di Mexico City ed il quarto turno a Wimbledon (dove batté Curren). Nel 1983 perse le finali di Houston (da Lendl) e Brisbane (da Cash), andando in semifinale a South Orange, Sydney e Adelaide. Dopo un paio di stagioni opache (ricordiamo una buona semifinale al Queen's nel 1985), ebbe un eccellente annata nel 1986. Grazie ad una buona continuità di rendimento (anche due finali, entrambe sulla terra, a Nizza e Saint Vincent, superato da Emilio Sanchez e Colombo) riuscì a conquistare, ormai 32enne, il suo best ranking di n°24. Giocò ancora per qualche anno, abbandonando l'attività agonistica nel 1988. 

In Coppa Davis ha esordito nel corso del match con l'Italia di Roma nel 1980 ed ha un record di 12 vittorie e 6 sconfitte in singolare e 7 vittorie e 5 sconfitte in doppio: ha fatto parte del team australiano che ha vinto l'insalatiera nel 1983 e 1986, entrambe le volte contro la Svezia. Infine vanta vittorie su avversari come McEnroe (al Roland Garros 1980), Panatta, Noah, Smith, Gerulaitis, Barazzutti, Nastase, Curren, Cash, Vilas, Arias, Leconte e Mayotte.




sabato 30 novembre 2013

CHI SI RICORDA DI.....JEFF BOROWIAK?




Uno dei personaggi più atipici e particolari della storia del tennis è stato senza dubbio l'americano di Berkeley Jeff Borowiak, di oirgine polacca. Dopo un'eccellente attività a livello giovanile ed universitario (vinse il prestigioso titolo individuale NCAA nel 1970 – oltre che quello a squadre con l'UCLA - e perse la finale dell'Orange Bowl 1967 contro Mike Estep), Borowiak intraprese la carriera professionistica, ottenendo dei risultati di tutto rispetto. 

Classe 1949, già alla fine degli anni '60 lo ricordiamo protagonista di una buona attività in California: si aggiudicò nel 1967 i Northern California Championships (su Anderson) e nel 1969 l'importante Charlie Farrell Invitation di Palm Springs (su Leonard). Nel 1971 arrivò al quarto turno a Wimbledon ed in finale al WCT di Colonia, sconfitto da Lutz; nel 1972 perse da Richey la finale di Bretton Woods. Ottima annata il 1974, impreziosita, fra l'altro, dai primi due titoli ATP (a Oslo su Meiler ed Charlotte su Stockton) e dalla finale al WCT di New Orleans (con Newcombe). Meno brillante, anche se discreto, il rendimento nel 1975 (semifinali a Caracas e San Francisco) e nel 1976 (finale a WCT di Atlanta, sconfitto da Nastase dopo aver battuto Borg, semifinali a Lagos e Caracas). Miglior stagione fu senza dubbio il 1977, con il best ranking ATP (n°20) e ben tre successi: Dayton (su Mottram), Gstaad (su Caujolle) e Montreal (su J.Filliol), oltre alle semifinali di Philadelphia, Hampton e Parigi indoor. Negli anni seguenti il rendimento scese invece notevolmente, così come il ranking ATP: gli appassionati italiani lo ricordano vincitore a sorpresa su Adriano Panatta al secondo turno del Roland Garros 1978.....per il resto ben pochi acuti da segnalare, mentre Jeff arriva quasi a sfiorare il 200° posto mondiale. Ritrova un buon tennis nel 1981 quando, ormai 32enne, disputa le ultime due finali ATP, a Tampa (sconfitto da Purcell) ed a Johannesbourg (battuto da Gerulaitis) e giunge al quarto turno a Wimbledon. Gioca ancora sino alla metà degli anni '80 senza ottenere altri risultati di rilievo. Da segnalare anche tre titoli di doppio, fra cui quello di Bretton Woods 1974, vinto in coppia col grande Rod Laver.

Borowiak attualmente vive a Seattle in un modesto appartamento: là si dedica al pianoforte (è un eccellente musicista, visto che suona anche il flauto) ed alla meditazione buddhista. Solo occasionalmente tiene qualche lezione di tennis, per arrotondare. Già quando giocava si ricordano delle interviste nelle quali spiegava la sua filosofia ed il modo di intendere la vita: il suo mentore e padre spirituale fu l'ex-giocatore danese Torben Ulrich (del quale abbiamo già parlato, certamente il personaggio più particolare che si sia mai visto in giro nel circuito). Dopo un match giocato a Philadelphia e terminato ben oltre l'una di notte davanti a soli sei spettatori, di cui uno era il fuoriclasse della NBA Wilt Chamberlin, il 18enne Jeff fu come folgorato dal quasi quarantenne Ulrich, che gli trasmise il suo modo naif di interpretare la professione di tennista e la vita in genere. Filosofia, musica, uso di sostanze “non convenzionali” entrarono nella vita di Jeff che, in alcuni periodi, arrivò a girare l'Europa in moto o con un pullmino, con le racchette tenute insieme da uno spago. Ma nonostante tutto a tennis sapeva giocarci eccome, se è vero che, oltre ai risultati sopra menzionati, in carriera ha battuto due volte Borg, Newcombe, Connors, Smith, Ramirez, Gerulaitis, Gene e Sandy Mayer, Gottfried, Solomon, Richey Metreveli, Okker, Clerc...oltre ad un giovane Edberg ed a leggende del calibro di Sedgman e Fraser!

CHI SI RICORDA DI....FRANCOIS JAUFFRET?



Si è spesso indicato il francese Francois Jauffret come la “bestia nera” di Adriano Panatta. Fermo restando che Adriano, nella sua grande carriera, ha spesso perso da avversari a lui inferiori (e ben meno dotati di Jauffret), la definizione ci è sempre parsa eccessiva: infatti il saldo fra i due vede il francese avanti per 3-2, con le sue vittorie nei primi tre match (al Roland Garros nel 1970, quando Adriano era appena ventenne, ancora al Roland Garros in Coppa Davis nel 1975, quando fummo inopinatamente sconfitti dalla Francia ed infine nell'anno migliore di Panatta, il 1976, con la sconfitta di Montecarlo) e quelle di Adriano in Coppa Davis a Roma nel 1977 (a punteggio acquisito) ed a Bruxelles nel 1978. 

Francois Jauffret nacque a Bordeaux nel 1942 ed ebbe un'ottima carriera nel corso degli anni '60 e '70: svolse la sua carriera pre-open da amateur e successivamente raggiunse un best ranking ATP di n°20, a ben 32 anni. Nel suo palmares ricordiamo due semifinali al Roland Garros, nel 1966 sconfitto da Tony Roche e nel 1974 superato da Manolo Orantes. Sempre a Parigi raggiunse i quarti nel 1970, sconfitto da Georges Goven, e giocò nel 1976, a 34 anni, un match memorabile e durissimo di quarto turno contro Bjorn Borg, perdendo per 10-8 al quinto set e facendo indirettamente un favore proprio a Panatta, che nel turno seguente battè Borg e andò a vincere il torneo. 

Ricordiamo inoltre i successi a Saint-Maur e Rueil Malmaison nel 1967 (su Leclercq e Darmon), quelli di Estoril (su Wilson), Hossegor (su Goven), Maiorca (su Velasco) e Le Toquet (su El Shafei) nel 1968. Il titolo più importante della carriera lo colse però nel 1969 a Buenos Aires quando sconfisse Kodes, Emerson ed in finale Franulovic. Buonissimi piazzamenti negli anni successivi, quando si mantenne sempre fra i Top 50: finale al torneo settembrino di Parigi (1971), semifinale a Barcellona e Firenze (1973), finale a Monaco e semifinale a Barcellona nel 1974, finale al Cairo e semifinale a Dusseldorf (1975). Ottima stagione ancora nel 1976, che vide Jauffret, 35enne, nuovamente fra i primi 30: menzioniamo le semifinali a Montecarlo, Valencia, Bournemouth e Kitzbuhel. Ultimo acuto nel 1977 quando vinse, a 36 anni, il Grand Prix del Cairo, in finale sul tedesco Gebert. Continuò a giocare per qualche anno, facendo l'ultima apparizione al suo amato Roland Garros nel 1980 (sconfitto da Warwick) e qualche altra comparsa in alcuni challenger francesi. 

In Coppa Davis vanta un bilancio di 34 vittorie e 17 sconfitte in singolare (sconfisse, fra gli altri, Panatta, Barazzutti, Pilic, Gulyas, Kodes, Nastase e Tiriac) e 9 vittorie e 10 sconfitte in doppio. In carriera conta vittorie, oltre che i sui giocatori citati, anche su avversari come Vilas, Solomon, Okker, Orantes, Santana, Emerson e Gerulaitis.



CHI SI RICORDA DI....ANDREW PATTISON?


Un giocatore di notevole qualità, attivo principalmente negli anni '70 fu Andrew Pattison. Nato in Sudafrica, giocò sotto la bandiera della Rhodesia (oggi chiamata Zimbabwe) e in epoche successive acquisì la cittadinanza americana. Pattison era giocatore piuttosto estroso, appartenente alla categoria delle “mine vaganti”, ossia di quei giocatori capaci, nelle giornate di vena, di creare problemi anche ai campionissimi. 

Classe 1949, iniziò a giocare sul circuito mondiale alla fine degli anni '60 e colse il primo risultato interessante giungendo in semifinale al vecchio torneo sudafricano di Port Elizabeth. Il 1972 fu il primo anno in cui si espresse con continuità: ricordiamo soprattutto le tre finali raggiunte nel circuito Grand Prix a Montreal (sconfitto da Nastase), Tanglewood (sconfitto da Bob Hewitt) e Columbus (superato da Connors). Stagione appena discreta fu il 1973 (quarti a Barcellona e Johannesbourg, ottavi agli US Open, dove eliminò il n°1 del mondo Ilie Nastase), con il neonato ranking ATP che lo collocava a ridosso dei Top 50. Il 1974 fu senza ombra di dubbio il suo anno migliore: infilando le due settimane “della vita” Pattison colse due successi consecutivi di enorme prestigio, aggiudicandosi il torneo di Montecarlo (su Nastase) ed il WCT di Johannesbourg (su Alexander). In quell'anno anche una finale a Vienna (superato da Gerulaitis) e le semifinali a Los Angeles, oltre al best ranking di n°24. Negli anni seguenti si mantenne, salvo qualche momento opaco, fra i primi 50 del mondo: nel 1975 giunse in semifinale a Orlando, Charlotte e Chicago e nei quarti agli US Open (suo miglior risultato in uno Slam). Nel 1976 fu finalista a Columbus e Dayton, battuto rispettivamente da Ashe e Jaime Filliol e semifinalista al WCT di San Paolo. Nel 1977, stagione piuttosto negativa, vinse però il Grand prix americano di Laguna Niguel (su Dibley) e fu semifinalista a Newport. Nel 1979 riemerse dopo un 1978 da dimenticare, vincendo il suo quarto ed ultimo titolo, di nuovo a Johannesbourg (su Pecci), andando in semifinale a Baltimora e conquistando numerosi quarti di finale, così tornando fra i Top 50. Ultima stagione interessante fu il 1980, con l'ultima finale (persa a Newport con Vijay Amritraj) e alcuni buoni piazzamenti. 

Progressivamente il suo rendimento calò, sino al ritiro avvenuto nel 1983. In carriera vanta anche 7 vittorie e 12 finali nel doppio, con differenti compagni, e vittorie, fra gli altri, su Borg, Lendl, Smith, Nastase, Drysdale, Ramirez, Roche, Gerulaitis, Hewitt e Adriano Panatta. La foto è stata scattata prorio in occasione del match vinto contro Adriano, a Johannesbourg nel 1975.