martedì 21 aprile 2015

PILLOLE DAL PASSATO: MAGNUS GUSTAFSSON


Ancora rimaniamo stupiti se scorriamo la lista dei campioni e degli eccellenti giocatori che giravano il circuito ATP coi colori della Svezia, nel corso degli anni '80 e degli anni '90. Ne abbiamo ricordati tanti: oggi vogliamo parlare di un giocatore forse meno conosciuto,  perché in certo modo "oscurato" dai campioni più celebrati, ma di notevolissima solidità. Parliamo di Magnus Gustafsson: classe 1967 riuscì a mantenersi fra i primi 100 giocatori del mondo per ben più di un decennio, raggiungendo dei picchi di rendimento che gli permisero in certi momenti di portarsi tra i top ten. Dopo aver iniziato a prender confidenza nel 1987, vincendo qualche torneo challenger e raggiungendo la semifinale al torneo di Stoccolma, iniziò ad esprimersi ad alti livelli nel 1988 quando in seguito a numerosi piazzamenti, tra i quali le semifinali a Barcellona ed Hilversum ed il quarto turno al Roland Garros, riuscì ad entrare tre primi 50. Ebbe una stagione interlocutoria nel 1989, dopo gli ottavi di finale raggiunti agli Open d'Australia riuscì comunque a giocare due finali ATP perdendo a Gstaad dal tedesco Steeb ed a Stoccolma dal numero uno del mondo Ivan Lendl, dopo aver però superato Andre Agassi e Mats Wilander. Il vero salto di qualità giunse nel 1990 quando una stagione di grande continuità e caratterizzata da molteplici piazzamenti lo portò a ridosso dei primi 20 giocatori del mondo: ricordiamo fra l'altro le semifinali a Bruxelles ed torneo indoor di Stoccarda. Nel 1991 arrivò finalmente ingresso fra i primi 10 giocatori del mondo, grazie alla sua continuità di rendimento ed alla eccezionale versatilità che gli permetteva di esprimersi su livelli molto elevati sia sulla terra che sulle superfici rapide: in questa stagione conquistò i suoi primi tre titoli ATP, a Monaco di Baviera (su Perez-Roldan), Bastad (su Mancini)  ed Hilversum (su Arrese); giocò inoltre altre tre finali, perdendole tutte e tre curiosamente contro il forte cecoslovacco Karel Novacel (Amburgo, Kitzbühel e Praga) e si segnalò per altri eccellenti piazzamenti.  Dopo un 1992 in leggero calo, ma sempre intorno al 40º posto mondiale, anche grazie al successo di Bastad (in finale su su Carbonell) ed alla finale di Barcellona (persa con Carlos Costa), ritorno' a giocar bene nel 1993, conquistando una serie di ottimi risultati: ricordiamo il successo a Stoccarda, in finale su Stich, le finali di Genova ed Hilversum perse con Muster e Costa, le semifinali a Estoril,  Barcellona, Praga e Umago ed anche l'eccellente finale conquistata a fine stagione al torneo indoor di Anversa, persa con il numero uno del mondo Pete Sampras, dopo aver eliminato l'intero team di Coppa Davis tedesco, ossia Boris Becker e Michael Stich. Il 1994 fu un annata difficile: iniziata alla grande, coi successi di Auckland e Dubai (su Parick McEnroe e Bruguera), i quarti agli Australian Open ed il ritorno fra i top ten, fu pesantemente condizionata da un grave infortunio alla spalla destra, che lo costrinse a perdere un anno di attività a partire dal Roland Garros di quell'anno. Tornò nel 1995, giocando anche molti challenger, e riportandosi agevolmente fra i Top 100; ancora meglio andò nel 1996, anno caratterizzato da due nuovi titoli negli ATP di San Pietroburgo (su Kafelnikov) e ancora Bastad (su Medvedev) e da ottimi piazzamenti (anche una semifinale a Parigi Bercy, dove sconfisse nuovamente Agassi) che lo ricondussero entro i primi 30. Negli anni a seguire ricordiamo ancora una grande continuità di rendimento: nel 1997 vinse a Singapore (su Kiefer) e perse a San Marino e Pechino, mentre nel 1998 vinse a Copenaghen e nuovamente a Bastad (su Prinosil e Medvedev), contribuendo "purtroppo" al successo svedese in Coppa Davis nella (per noi) sfortunatissima finale di Milano con l'Italia di Gaudenzi e Sanguinetti. Prima del ritiro avvenuto nel 2001, quando stava sempre dentro i primi 100 del mondo, centrò altri due successi: Copenaghen 1999 ed Amsterdam 2000, rispettivamente su Santoro e Sluiter. Nella sua carriera ha sconfitto tutti i più grandi, ad eccezione di Pete Sampras: Agassi, Lendl, Edberg, Wilander, Becker, Muster, Kafelnikov, Rafter, Kuerten, Stich, Chang, Bruguera, Noah, Leconte e Ivanisevic sono alcune delle sue più illustre vittime.

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